L'armadio delle reliquie da solo è già un'opera d'arte.

di Marco Turini

Avete mai aperto un armadio reliquiario?

All'interno si trovano contenitori di diversa fattura e provenienza. A forma di braccio o di mano (alla maniera degli antichi ex-voto di età romana). A forma di croce o ritagliati da una sontuosa cornice. Nell'armadio si conservano piccole parti di tessuto organico, di ossa e persino di capelli. Sono generalmente accompagnati da una piccola pergamena che indica il nome. Sono i resti di personaggi religiosi e di personalità legate al culto dei santi e delle reliquie. Utilizzati nelle diverse occasioni liturgiche o per la preghiera individuale. Sono parte anch'essi del 'tesoro' di Santa Maria Novella dislocato oggi fra la sagrestia vecchia, nel museo, nel convento o semplicemente disperso.

L'armadio delle reliquie da solo è già un'opera d'arte. Modellato, intarsiato e scolpito faticosamente da un mastro artigiano che utilizzò legno di tiglio ed il ricercatissimo cedro del Libano. Un tipo di pianta che all'epoca cresceva solo sulle montagne più alte del Mediterraneo orientale. Il suo nome era Maestro Lessandro di Luca di Bracci di Pelago che tuttavia sapeva bene come lavorarlo, ma non progettarlo. Dietro questo questo prezioso suppellettile infatti c'è un altro personaggio ben più conosciuto: Bernardo Buontalenti. Lo disegnò personalmente per i frati domenicani alla fine del '500, i quali non badarono a spese per la sua realizzazione ed ingaggiarono i migliori artisti sulla piazza.

Un secolo più tardi (1693) un altro frate domenicano, Anselmo Bonini, già confessore della Granduchessa di Toscana, incaricò Giovan Battista Perini di dipingere i pannelli con San Domenico, l'Annunciazione e San Tommaso d'Aquino. Questi interventi si aggiungono ai fregi ed i putti dorati realizzati da uno ignoto scultore fiorentino nella prima metà del '600 e che insieme costituiscono questo magnifico armadio che ancora oggi custodisce le reliquie del passato.

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L'armadio reliquiario. Foto: Antonio Quattrone
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Giovan battista Perini, angelo annunciante, 1693. Foto: Sailko
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