L'armadio delle reliquie da solo è già un'opera d'arte

di Marco Turini

Avete mai aperto un armadio reliquiario?

All'interno si trovano contenitori di diversa fattura e provenienza. A forma di braccio o di mano (alla maniera degli antichi ex-voto di età romana). A forma di croce o ritagliati da una sontuosa cornice. Nei sontuosi reliquiari si conservano piccole parti di tessuto organico, di ossa e persino di capelli. Sono generalmente accompagnati da una piccola pergamena che indica il nome del santo venerato. Sono i resti di personaggi religiosi e di personalità legate al culto dei santi e delle reliquie. Fra questi il dito mummificato di San Tommaso d'Aquino e San Pietro Martire, il bastone pastorale di San Vincenzo Ferrer oppure la mitria di Sant'Antonino. 

Utilizzate nelle diverse occasioni liturgiche o per la preghiera individuale le reliquie sono parte del 'tesoro' di Santa Maria Novella dislocato oggi fra la sagrestia vecchia, nel museo, nel convento o semplicemente disperso. Trafugate dagli ufficiali napoleonici o magari sequestrate durante le tristemente note 'soppressioni' degli ordini religiosi. In molti casi le reliquie sono state spogliate dai metalli preziosi che le rivestivano, a sua volta fusi per faciltarne il trasporto oltre i confini nazionali. O magari sono state distrutte dal tempo e dall'incuria dopo ben due guerre mondiali ed una recente alluvione. Le reliquie che sono sopravvisute fino ad oggi rappresentano dunque un piccolo 'miracolo' e siamo fortunati a poterle ammirare ancora nel loro contesto originale. 

Tuttavia anche l'armadio delle reliquie da solo è già un'opera d'arte. Modellato, intarsiato e scolpito faticosamente da un mastro artigiano che utilizzò legno di tiglio ed il ricercatissimo cedro del Libano. Un tipo di pianta che all'epoca cresceva solo sulle montagne più alte del Mediterraneo orientale. Il suo nome era Maestro Lessandro di Luca di Bracci di Pelago che tuttavia sapeva bene come lavorarlo, ma non progettarlo. Dietro questo questo prezioso suppellettile infatti c'è un altro personaggio ben più conosciuto: Bernardo Buontalenti. Lo disegnò personalmente per i frati domenicani alla fine del '500, i quali non badarono a spese per la sua realizzazione ed ingaggiarono i migliori artisti sulla piazza.

Un secolo più tardi (1693) un altro frate domenicano, Anselmo Bonini, già confessore della Granduchessa di Toscana, incaricò Giovan Battista Perini di dipingere i pannelli con San Domenico, l'Annunciazione e San Tommaso d'Aquino. Questi interventi si aggiungono ai fregi ed i putti dorati realizzati da uno ignoto scultore fiorentino nella prima metà del '600 e che insieme costituiscono questo magnifico armadio che ancora oggi custodisce le reliquie del passato.

Ancora oggi alcune delle reliquie che si trovavano all'interno sono state esposte temporaneamente nella Basilica in occasione delle celebrazioni liturigiche. Questo è stato possibile anche grazie anche all'iniziativa dei frati domenicani di Santa Maria Novella che così mantenengono viva una tradizione millenaria. 

L'armadio reliquiario. Foto: Antonio Quattrone
Giovan Battista Perini, angelo annunciante, 1693. Foto: Sailko
Una delle reliquie esposte recentemente in Basilica
Una delle reliquie esposte recentemente in Basilica
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