Questa storia comincia a Santa Maria Novella. Un capolavoro del passato riemerge dai depositi del convento adiacente alla Basilica. Si tratta di... Dio, dipinto da Vasari.

Testo e foto di Marco Turini


Questa storia comincia a Santa Maria Novella, esattamente nel convento adiacente alla Basilica. Fondata dai padri Domenicani Santa Maria Novella è tutt’ora gestita da un’attiva comunità di frati che coordina l’attività religiosa del complesso e non solo. Punto di riferimento di numerosi artisti del Medioevo e del Rinascimento Santa Maria Novella ha accolto fino ad ora centinaia di opere inestimabili. Alcune di queste sono esposte nella Basilica, altre sono in restauro o in esposizione in importanti musei. Alcune giacciono nei magazzini del convento in attesa della giusta sede espositiva o di un intervento di recupero. Le opere di proprietà del convento sono sotto la tutela delle Soprintendenze e delle Istituzioni. Purtroppo non sempre i fondi a disposizione riescono a coprire i costi di restauro dei capolavori presenti.

Non è questo il caso del tondo del XVI secolo raffigurante “Padre Eterno” ed attribuito a Giorgio Vasari. Quest’opera prima del restauro si trovava in uno stato di conservazione compromesso dal tempo, dagli agenti atmosferici e da interventi antropici di varia natura (alcuni non sempre andati a buon fine). Quando Claudia Reichold, restauratrice di origine tedesca, è stata incaricata di occuparsi di quest’opera sapeva che il lavoro di recupero sarebbe stato tutt’altro che facile. Con scarse risorse (e molta pazienza) è stato possibile portare a termine il faticoso restauro.

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Claudia è una restauratrice esperta con anni di studi e di pratica alle spalle (di cui molti trascorsi a Firenze). Si è occupata della manutenzione di tutti i dipinti del Quattrocento italiano esposti alla Galleria degli Uffizi (Mantegna, Bellini, Carpaccio, Foppa, Melozzo da Forlì, etc.). Ha contribuito alla manutenzione della “Primavera” di Botticelli, al restauro della “Medusa” di Caravaggio e di due quadri del Canaletto (sono tutti esposti alla Galleria degli Uffizi).

Ha gli occhi che si illuminano quando descrive l’opera che ha davanti. Con le braccia imita la figura del padre eterno che si torce con forza sovrannaturale fra le nubi di cui sembra fatto. “Senti come muove l’aria intorno al quadro!” mi dice, come se il movimento della figura si propagasse nell’ambiente circostante. Mi faccio trasportare anch’io dal suo entusiasmo e dall’atmosfera magica che aleggia in questo remoto angolo del convento.

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Claudia è una restauratrice esperta con anni di studi e di pratica alle spalle (di cui molti trascorsi a Firenze). Si è occupata della manutenzione di tutti i dipinti del Quattrocento italiano esposti alla Galleria degli Uffizi (Mantegna, Bellini, Carpaccio, Foppa, Melozzo da Forlì, etc.). Ha contribuito alla manutenzione della “Primavera” di Botticelli, al restauro della “Medusa” di Caravaggio e di due quadri del Canaletto (sono tutti esposti alla Galleria degli Uffizi).

Ha gli occhi che si illuminano quando descrive l’opera che ha davanti. Con le braccia imita la figura del padre eterno che si torce con forza sovrannaturale fra le nubi di cui sembra fatto. “Senti come muove l’aria intorno al quadro!” mi dice, come se il movimento della figura si propagasse nell’ambiente circostante. Mi faccio trasportare anch’io dal suo entusiasmo e dall’atmosfera magica che aleggia in questo remoto angolo del convento.

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Siamo in una “cella” riadattata a laboratorio. E’ il regno di Claudia. Mi mostra con orgoglio i suoi “alambicchi”, per lo più collanti e composti vegetali, colori “autentici” ricreati con componenti naturali, proprio come “una volta”. Mi parla di colle di coniglio, estratti di storione e di una varietà di animali che non assocerei mai ad un composto di restauro o di un dipinto. Per essere restauratori bisogna essere un po’ ricercatori, un po’ pittori e forse…un po’ stregoni! Questi esperti si muovono spesso nell’ombra di importanti complessi storico-artistici, permettono di riportare in vita opere altresì irrecuperabili.

Sento di assistere alla storia di un piccolo, grande successo. Solo a sentire i processi del restauro impallidisco, ecco elencati i principali:

1) L’intervento di consolidamento del colore e della preparazione (è uno strato essenziale del dipinto). Questo è eseguito con particolari componenti acquosi selezionati secondo ricerche approfondite.

2) La disinfestazione del legno da vari agenti patogeni, i buchi lasciati dai tarli sono solo la punta dell’iceberg di numerosi parassiti e muffe.

3) La pulitura: dopo un’asportazione del deposito atsmosferico e della vernice colorata (non originale, viene applicata durante uno dei precdenti restauri) con una serie di solventi selezionati si rimuovono i ritocchi alterati o le macchie presenti nel dipinto

4) La stuccatura è un processo di integrazione delle cadute degli strati di preparazione e di colore attraverso una mistura di gesso e colla; questa viene livellata e adeguata alla superficie originale.

5) L’integrazione pittorica delle parti danneggiate è realizzata con una preparazione a tempera delle stuccature e l’utilizzo di speciali colori a vernice.

6) La stesura finale è fatta a contatto con la pittura originale. Questa è effettuata con una vernice mastice applicata a pennello; quindi si procede all’ultima fase di verniciatura, applicata a spruzzo.

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Questi sono solo alcuni dei compiti dei restauratori, spesso le problematiche non sono solo intrinseche ai dipinti ma anche al supporto ligneo, all’ambiente di conservazione e tantissimi altri fattori che non possiamo elencare per mancanza di spazio.

Quello che conta è che è tornato alla luce un’opera inedita di Giorgio Vasari. Si tratta della prima delle due opere in fase di restauro. Claudia è la protagonista del restauro impeccabile di un ‘opera magnifica. Il “Dio” del Vasari è tornato fra noi.

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