La leggenda di Andreone il pecoraro
≈ Luco dei Marsi (L'Aquila), 14 agosto 1988 ≈
"Bona sera!", mi rispondono dal muricciolo del bivio antistante la chiesetta Sant'Antonio. Già oltre di qualche passo, mi sento dire:
"Scusa ne poche, nen si je prete, tu?".
"Sì". Torno indietro e dò la mano.
"I' so' Andreone", dice il più anziano, "e tu je figlie de 'Milie Panella, nenn'è accuscì?".
"Sì, sono il figlio di Emilio Panella".
Andreone mi dice di sé, della famiglia, del lavoro. Ha un gregge di pecore. Un pastore superstite di un'antica terra di pastori.
"Pure pàtrete teneva le pecore, e 'ne mare de terre a Fùcine. Mo' tu si giovene e nen me conusce. Si state sempre fore. De tì però j' sacce tutte, sacce pure de quanne pàtrete te portette 'na femmena...".
Sorvola sorridendo un mio gesto di sorpresa, e riprende:
"J' sacce pure de quanne pàtrete te portette 'na femmena a Palestrina pe' te fà lassà la chiesa...".
Sono sospinto a mia insaputa alla fonte della leggenda (legenda?) e delle sue inverosimili verità. Mio padre, è vero, ha sempre avversato la mia vocazione religiosa, perché mi "perdeva" - così diceva; cosicché alla mia vestizione religiosa, quando mi chiesero "Come vuoi chiamarti?", risposi d'istinto "Emilio", nome di mio padre. Ma non mi ha mai subintrodotto una donna perché mi seducesse con le sue lusinghe. Ho anzi fastidio a sapere che si attribuisca a mio padre tale sciocchezza. Una motocicletta, sì, una volta mio padre me la promise, se fossi tornato da lui. Mi scappò una risata; che dovette molto ferirlo. Accadde a Pistoia, anzi a Montecatini - ricordo -, dov'erano venuti lui e zio Giulio Candeloro per la cura delle acque (ma per incontrarsi con me e riportarmi a casa - mi confidò zio Giulio). Le strade della città sfolgoravano di cartelloni pubblicitari a "La dolce vita".
Ma le donne di cui parla Andreone? Mi lascio invadere dal ricordo affollato di seduzioni femminili delle Vite dei santi padri e delle Legendae sanctorum. E sorrido. Ma mi confonde la verità della leggenda (legenda?): a fra Tommaso d'Aquino, prigioniero nel castello paterno di Monte San Giovanni, non fu mandato una malafemmina al medesimo scopo? Così almeno racconta la sua legenda (leggenda?). E il signore di Sanseverino, figlio di Teodora sorella di fra Tommaso, non era comes marsicensis? non possedeva la contea di Marsico? la contea della Marsica, dei Marsi degli Abruzzi? Ohi ohi!
Inutilmente mi provo a interrompere Andreone per ristabilire la verità dei fatti e la verità dei luoghi. Cortese e imperterrito egli racconta il suo racconto da cima a fondo. Ci crede. Ci crede irremovibilmente. Così come ci credono gli amici di Andreone, seduti accanto a lui; disposti soltanto a un cenno assolutorio della mia contestazione, quasi per dire "Lascia stare, sappiamo che sai!". E sorridono.
Mi viene allora da raccontargli la mia leggenda. "Ma le volete proprie sapè come so' jite le cose?".
"Escì, dìccille po'!" - tutti incuriositi.
"A Luco nisciuna vagliola m'ha volute. Una addirittura se ne jette pure in Argentina, con tutta la famiglia sè. Allora j' me so' ditte: Mó che pozze fà? Me facce prete; pegge, frate. E frate me so' fatte! Me raccomanne, eh!, nen le dicete a nisciune; manche a quij dell'atra rua!".
Restano stupiti. E in silenzio.
Poi Andreone: "Ma a fà la predica 'n chiesa, nen le si 'mparate a Palestrina? Mó, in chiesa j' nen vi vaglie, eh!, ma mógliema m'ha ditte che le prediche tu le fa' proprie belle!".
"L'ho imparato a Luco, da ragazzino. La domenica non andavo a messa ma alla Fontana a giocare a calcetto coi compagni. Una volta a pranzo mio padre mi chiese: "Ci si jite alla messa?". No, risposi. E mi dette uno scapaccione. La domenica dopo a pranzo mi chiese "Ci si jite alla messa?". Sì, risposi. "Ah!, e ch'ha ditte je prete alla messa?". Non seppi rispondere, e mio padre mi dette uno scapaccione. La domenica dopo mi chiese "Ci si jite alla messa?". Sì, risposi. "Ch'ha ditte je prete alla messa?". "Alla messa je prete ha ditte accuscì accuscì accuscì...", e gl'inventai una lunga predica. "Brave! - mi disse -, tu ha da fà sempre asciuscì!". Alla messa io non c'ero andato, ero andato alla Fontana a giocare a calcetto coi compagni. E così ogni domenica andavo alla Fontana e inventavo una predica a mio padre.
Il racconto possiede la sua verità. Mette in scena un sentimento. L'intento tesse la narrazione. Da antiche collettive memorie la donna non è la persistente insidia dell'uomo di chiesa? Nell'estremo tentativo di riavere il figlio per sé, il genitore si allea con l'estrema irresistibile insidia. Da decenni il consenso ha ratificato l'autenticità del racconto, e ne ha decretato la pubblica proprietà. Nella leggenda la verità dei fatti sta nella verità del racconto.
A Palestrina? Mai stato in vita mia a Palestrina. L'alchimia della leggenda impasta anche l'arbitrario intenzionale? Arezzo 1950, collegio apostolico. Pistoia 1955-1964, noviziato eccetera. Quali metamorfosi di nomi o di luoghi nel racconto di Andreone? Desisto dal rincorrere crocevie parallele, bivi perversi, terreni sconfinati.
Oggi,
14 agosto 1988,
a due settimane dal colloquio con Andreone, incontro le suore di Luco, contigue
alla chiesetta Sant'Antonio. Sono
trinitarie. Un lampo: l'abito dei trinitari, salvo la croce rosso-blu sullo
scapolare, è identico a quello domenicano. In Palestrina i trinitari hanno un
istituto di formazione. I luchesi v'inviano i propri figli; a
studiare, o a farsi frati!
Il più noto ha attratto a sé il meno noto. L'identità dell'abito ha generato Palestrina. Il racconto ha depositato remote verosimiglianze in forme e colori di vestiario.
Nessuno dissuaderà mai Andreone e i suoi amici dalla verità della leggenda!
☺
08/09/2008. Amici luchesi mi dànno, oggi, qualche informazione su Andreone. Andrea Di Giammatteo, pecoraio, deceduto sei anni fa, 92enne, grande fumatore. Abitava in una delle case a lato di Piazza Sant'Antonio. Due figlie femmine; di cui una è 'Natolia (Anatolia), fervida chiesaruola e madre di frate Massimo. Figli maschi di Andreone: Geremia e Peppino, ancor'oggi veraci pastori luchesi!
Tra mia corrispondenza personale: sab. 22.X.1994, in Luco dei Marsi, ordinazione sacerdotale di Massimo Fatato Fusarelli, religioso trinitario.
Emilio Panella OP
settembre
2008
■ mio padre Emilio († 27.XII.1973, 70enne), mia madre Maria Loreta Venditti - la chiamavano Marietta! - († 20.VII.1983, 80enne).
■ 23.VI.1997: muore Mario Mari (n. 1933), pittore. Nel 1982 mi aveva regalato, con dedica autografa, un Cristo crocifisso (solo volto e parziale lato destro, su bozza di aureola in rosaceo chiaro), disegno a tempera(?), pennellate a carboncino nero; il tutto su carta, cm. 40x55,5. Lo conservo appeso a una parete della mia stanza personale.
■ Roma 30.VIII.2000, muore Andrea Orecchioni, marito di mio sorella Nora; sardo d'origine, innamoratissimo di Luco. Funerali a Luco, dove è sepolto nella nostra cappella di famiglia. Requiescat in pace!
■ 6.IX.2001: muore Angelo di Emilio Panella, 62enne, mio fratello minore.
■ Chiesa Santa Maria, 20.VII.2002: celebro il matrimonio di Maria Loreta, figlia di mio fratello Angelo, con Stefano D'Andrea, avezzanese.
■ Chiesa Santa Maria, 24.V.2008: celebro il matrimonio di Emilio, figlio di mio fratello Angelo, con Stefania Iacovone, avezzanese.
■ 3.III.2009: nasce Giada, figlia di Stefania Iacovone e di Emilio di Angelo Panella. Ben venuta, Giada!
■ 27.X.2009: muore Giovanni Proia, detto Nino. Requiescat in pace!
■ 4.V.2010: muore Angelina Panella, 89enne, amica e parente. Sarta e personaggio storico di Luco. Generazioni di ragazze luchesi si sono formate all'arte del ricamo e della sartoria. Ma soprattutto all'arte della vita, per lo straordinario ruolo formativo di Angelina. "Severa e amatissima" - mi confidano le sue ex-allieve.
■ 15.V.2010: muore Enzo Di Gianfilippo, 77enne, cugino. Sua madre, zia Ninetta, era sorella di mio padre Emilio. Un caro abbraccio alla moglie Modesta.
■ 7.VI.2010: e oggi se ne va anche Modesta! Per anni ha accudito con amore il marito Enzo, gravemente menomato. Requiescat in pace!
■ 20.IX.2010: se ne è andato Salvatore Marraccini, amico d'una vita, lui e tutta la sua famiglia, la primogenita Anna inclusa. D'estate, in piazza, mi raccontava del Luco antico. Mi diceva che ai suoi tempi le finestre non avevano vetri, tentavano di difendersi dal freddo tappandole col cartone!
■ genn. 2011: mi comunicano il decesso di Vittorio, il biciclettaio di Viale Duca degli Abruzzi. Una volta mi disse: "Ma non ti ricordi? Noi siamo stati alle elementari insieme, col maestro Di Domenico, quello che ci bacchettava le mani!". Un pensiero affettuoso alla moglie, negozio d'alimenatari lì prossimo.
■ 1.II.2012. Notizia da Luco: deceduta (nell'ospedale d'Avezzano) Ginetta Bove, 85enne et ultra, nostra grande amica. Abitava nel nostro stesso vicolo, Via Francesco Lanzi; salendo, ultima casa a destra. Gentile e discreta. Ogni domenica faceva le fettuccine, una quota anche per noi, e le depositava alla nostra porta (Via F. Lanzi n° 1). Un gesto (senza parole) per dire "ci vogliamo bene!". L'ultimo anno assistita da una brava domestica maghrebina, che abbiamo conosciuta e frequentata a casa nostra (luglio-agosto 2011). Qualche giorno dopo: deceduta (a Roma) Cesira di Raffaele. - Requiescant in pace!